CGIL e legge 194


Quando la Relazione del Ministro della Salute sull’attuazione della legge 194 sull’aborto ha messo nero su bianco che il numero degli obiettori di coscienza non incide affatto né sulla efficienza del “servizio” (sic!), né, tanto meno, sulla quantità di lavoro dei medici non obiettori, l’imbarazzo di coloro che stanno combattendo contro l’esercizio della coscienza da parte dei sanitari è stato palese.

Vi ricordate? Il quadro che era stato pubblicamente rappresentato e che ha costituito la base del ricorso della CGIL al Consiglio Sociale Europeo era di donne rifiutate dagli ospedali, costrette ad emigrare in altre Regioni per esercitare il loro diritto ad abortire e, insieme, quello dei pochi medici non obiettori sottoposti a turni di lavoro massacranti e costretti a dedicarsi soltanto agli aborti, quindi senza nessuna possibilità di qualificazione professionale. Il ricorso della CGIL lamentava, infatti, anche la lesione dei diritti dei lavoratori non obiettori.

Il fatto è che la Relazione del Ministro, quest’anno, si basa su dati indiscutibili ed approfonditi.

Sull’efficienza del “servizio aborto”, leggiamo: “Sono in diminuzione i tempi di attesa tra rilascio della certificazione e intervento (possibile indicatore di efficienza dei servizi). La percentuale di IVG effettuate entro 14 giorni dal rilascio del documento è infatti aumentata rispetto a quella riscontrata nel 2011 (61.5% rispetto a 59.6%) ed è leggermente diminuita la percentuale di IVG effettuate oltre 3 settimane di attesa (15.5% nel 2012 rispetto al 15.7% nel 2011), persistendo comunque una non trascurabile variabilità tra Regioni”.

Avete capito bene: quando voi dovete fissare con un ospedale pubblico un’operazione qualsiasi, che tempi di attesa vi aspettano? Beh, ora sappiamo quali sono i tempi di attesa delle donne che intendono abortire: più di tre su cinque sono sottoposte all’intervento entro due settimane dal rilascio del certificato. Attenzione: la legge prevede che l’intervento non possa essere effettuato prima di una settimana dal certificato; questo significa che tre donne su cinque ricevono il “trattamento” richiesto entro una settimana!

E sul carico di lavoro dei medici non obiettori? Il Ministro della Salute riferisce di dati raccolti in un “tavolo tecnico” istituito con tutte le Regioni: quindi non si è limitato a raccogliere i dati che le Regioni trasmettevano, ma ha ulteriormente approfondito l’argomento. Ebbene, tra i tanti emerge questo dato clamoroso: 

“i dati relativi al 2012 confermano il trend del 2011: considerando 44 settimane lavorative in un anno, il numero di IVG per ogni ginecologo non obiettore, settimanalmente, va dalle 0.4 della Valle D’Aosta alle 4.2 del Lazio, con una media nazionale di 1.4 IVG a settimana”.

Ancora una volta avete capito bene: i medici non obiettori costretti a fare solo aborti con turni massacranti? In media, ciascuno di loro fa 1,4 aborti a settimana, quindi non vi dedica più di mezz’ora! La situazione peggiore è quella del Lazio: 4,2 aborti a settimana in media: quindi circa due ore a settimana!

Di fronte a questi dati oggettivi e indiscutibili, la tattica non poteva che essere quella di gettare dapprima un po’ di fumo, e poi cominciare nuovamente a raccontare storie, facendo finta che non sia successo nulla.

La LAIGA (l’associazione dei medici non obiettori) si fa carico di entrambi i compiti. 

Subito dopo la diffusione della Relazione ministeriale, ad esempio, su Il Fatto Quotidiano erano state intervistate la Presidente d.ssa Silvana Agatone e la d.ssa Giovanna Scassellati. Quest’ultima aveva definito “favole” i dati del Ministro e delle Regioni, tuttavia ben guardandosi dal contestarle: 

“Noi così crediamo alle favole – commenta amara – Il San Camillo fa un terzo di tutte gli aborti della regione Lazio. Nel mio reparto di ginecologia, siamo senza primario, lavoriamo sotto organico e su un sacco di turni. Il problema è che non ci si ribella mai, e quando lo si fa, si viene penalizzati”: assoluta genericità, come si addice alla funzione del discorso, sollevare un po’ di fumo. 

E del resto, scendere sui dati oggettivi è molto rischioso, come dimostrava subito dopo l’intervento della Presidente della LAIGA, d.ssa Agatone: “Anche i numeri sul carico di lavoro settimanale non collimano con quelli della realtà lavorativa quotidiana, come conferma Silvana Agatone, presidente della Laiga. “All’ospedale Pertini di Roma siamo in tre a fare 80 interruzioni di gravidanza al mese, cui ci sono ad aggiungere gli aborti terapeutici”. 

La Agatone sarebbe, quindi, uno dei medici “massacrati” dai turni di IVG? Secondo il suo stesso esempio “drammatico” del Pertini di Roma, gli aborti volontari sarebbero circa 20 alla settimana, oltre a un solo aborto “terapeutico” (cioè dopo i primi 90 giorni di gravidanza, che sono il 4% del totale). Quindi, ogni medico fa 7 aborti alla settimana, in circa tre ore … 

D.ssa Agatone, prima di “sparare” numeri, provi a ragionarci sopra; soprattutto, per usare l’espressione della d.ssa Scassellati, non ci racconti favole!

Ma questo era il “fumo”, diffuso perché i dati del Ministro della Salute non venissero compresi. Dopo qualche settimana, ecco il Congresso Nazionale della Laiga, ovviamente ben “coperto” dalla stampa nazionale: e, così, su Repubblica.it la d.ssa Agatone può nuovamente proclamare che l’accesso all’aborto è sempre più difficile e che le donne sono costrette ad “emigrare” da una Regione all’altra (dato che le Relazioni ministeriali hanno sempre mostrato, fin dagli anni ’80). Ovviamente taciuto il dato sull’efficienza del servizio. 

La tattica è quella di evidenziare un’emergenza che non esiste. Leggiamo cosi: “Per questo Laiga ha inaugurato una rete nazionale di avvocati aiuterà le donne che hanno avuto difficoltà nell’accesso all’interruzione di gravidanza. “Attualmente i medici non obiettori applicano con preoccupazione la legge 194 – spiega la presidente Silvana Agatone – non solo perché le strutture non forniscono i mezzi ed il personale necessario, ma anche perché si opera tra mille difficoltà anche burocratiche e organizzative. A tutela delle scelte degli operatori, sarà presentata una rete di avvocati presenti su tutto il territorio nazionale, pronti a seguire l’iter di eventuali denunce nei confronti dei ginecologi e del personale non obiettore e a salvaguardia delle donne cui non siano riconosciuti i propri diritti riproduttivi”

Ecco: aspettiamo cause di donne cui è stato impedito di abortire. Che voi sappiate, questo diritto è stato negato a qualche donna che aveva in mano il famigerato “certificato”? E le denunce nei confronti del personale non obiettore? La d.ssa Agatone non può evitare di usare l’aggettivo “eventuali” … sapete di qualche medico non obiettore che è stato denunciato? Veramente iniziamo ad avere conoscenza di sanitari obiettori denunciati, vilipesi, oltraggiati, fatti licenziare … ma, si sa, questo non conta.