Giornata per la vita


primule-2015

Ogni anno, come da tradizione, il Movimento per la Vita e il Centro di Aiuto alla Vita di Chivasso partecipano alla “Giornata per la Vita”, appuntamento nazionale di promozione della vita umana.
I volontari sono presenti soprattutto all’ingresso delle chiese per offrire in offerta le primule e per spiegare le attività svolte delle nostre associazioni.

Oltre che a Chivasso e frazioni (Castelrosso, Betlemme, Torassi, Boschetto, Montegiove)  potete trovarci anche a Caluso (con le frazioni Arè, Vallo e Rodallo), Candia, Mazzè (e Tonengo), San Benigno, Montanaro, Torrazza Piemonte, Casabianca e Verolengo (con Borgo Revel), Volpiano, Brandizzo, Castagneto Po, Casalborgone e San Sebastiano.

2017 – Donne e uomini per la vita nel solco di santa Teresa di Calcutta

Riflessione.

La storia si ripete. Purtroppo quando l’egoismo e l’odio hanno il sopravvento la storia sembra non insegnare niente, riproponendo tragedie già viste; uomini e donne sensibili devono nuovamente constatare che nemmeno la morte dei più innocenti riesce a fermare le guerre e le sopraffazioni.

Così, appena un anno dopo l’immagine del piccolo Aylan, il bimbo siriano esanime fotografato su una spiaggia turca, dobbiamo incassare un nuovo pugno allo stomaco, guardando la foto di Mohammed Shohayet, di appena 16 mesi, anche lui morto affogato nel tentativo di fuggire dalla Birmania verso il Bangladesh.

Può sembrare strano aprire una riflessione sulla 39° Giornata per la vita, parlando di avvenimenti così oggettivamente tristi. La vita che nasce, infatti, è da sempre la più alta occasione di gioia e di speranza. Eppure le tragedie si ripetono e noi, pur sentendoci impotenti di fronte ad esse, vogliamo almeno poter gridare al mondo il nostro sdegno. Per questo ci sentiamo di condividere la scelta unanime dei quotidiani nazionali ed internazionali di pubblicare la foto del piccolo Mohammed, per far luce su questa persecuzione etnica che colpisce un milione di persone.

Tra le tante, ci resta impressa la frase di un giornalista: “Ciò significa che non potremo dire di non aver saputo, quando ci chiederanno dove eravamo…”

Ma proprio quest’affermazione ci fa sorgere spontanea una domanda: perché l’atteggiamento cambia radicalmente quando si tratta di aborto? Perché non dovremmo avere la stessa consapevolezza, guardando in faccia la realtà dei bambini eliminati prima della nascita?

Forse che quei centomila piccoli italiani morti lo scorso anno, prima di vedere la luce, nei nostri ospedali o i 50 milioni nel mondo non abbiano la stessa dignità?

Forse perché dobbiamo continuare ad ingannarci immaginando il feto come “un grumo di cellule”, in spregio alla scienza che ci ha svelato ogni minimo dettaglio della crescita intrauterina?

La risposta più obiettiva è questa: perché le nostre coscienze devono continuare a essere anestetizzate, in modo da nascondere il problema.

Noi però non possiamo girarci dall’altra parte; la Chiesa italiana non intende girarsi dall’altra parte. Ce lo fa capire già dal titolo del messaggio per questa 39° Giornata per la vita: ”Donne e uomini per la vita nel solco di santa Teresa di Calcutta”.

Ce lo esprime apertamente dicendoci che “Educare alla vita significa entrare in una rivoluzione civile che guarisce dalla cultura dello scarto, dalla logica della denatalità, dal crollo demografico, favorendo la difesa di ogni persona umana dallo sbocciare della vita fino al suo termine naturale.”

Ce lo conferma, infine, indicandoci come Testimonial la Santa Madre Teresa di Calcutta, la piccola “matita di Dio”, che ricevendo il Nobel per la pace non ebbe timore a dichiarare che “il più grande distruttore della pace oggi è l’aborto”.

Come se non bastasse l’aborto, oggi l’altra faccia del disprezzo per la vita si trova all’alto capo dell’esistenza umana, quando cioè la vita volge al termine.

E’ di questi giorni la notizia, appena sussurrata nel silenzio quasi generale, che la Camera dei Deputati si avvia a discutere e approvare una proposta di legge per la legalizzazione dell’eutanasia delle persone deboli e malate, nascosta dietro le rassicuranti espressioni di “consenso informato” e “Dichiarazioni Anticipate di Trattamento”.

In un comunicato stampa, il Comitato Verità e Vita alza il sipario sul provvedimento, mettendo in evidenza i punti salienti:

  • la soppressione di Eluana Englaro diventa il modello adottato dalla legge: il tutore potrà far morire il soggetto incosciente negandogli, oltre che le terapie, anche il cibo e l’acqua;
  • sarà possibile determinare la morte di neonati prematuri o disabili o affetti da malformazioni impedendo ogni trattamento intensivo neonatale;
  • anziani in stato di demenza, soggetti incapaci o privi di coscienza potranno rimanere senza le terapie necessarie per mancanza di consenso, così da giungere alla morte.

Questo è il fulcro della proposta: rendere possibile la morte procurata di tutti i soggetti “imperfetti” o “inutili”, se non addirittura “costosi” per la società e per i loro familiari. Una possibilità che riguarda tutti noi che, prima o dopo, avremo a che fare con malattie serie o l’età avanzata.

La proposta di legge non dà nessuna garanzia di cure adeguate. Le Disposizioni Anticipate di Trattamento funzioneranno solo a senso unico: permetteranno di interrompere le terapie anche salvavita, ma non obbligheranno i medici a proseguile.

Le ultime leggi approvate dal Parlamento, senza nemmeno tener conto della volontà popolare, non fanno ben sperare sull’esito di questa nuova battaglia; per questo abbiamo bisogno di implorare quell’alleato invincibile, l’autore della vita, il solo in grado di fermare questa discesa morale che sembra inarrestabile.

Pregare, ma senza smettere di essere testimoni della verità, “capaci di apprezzare e sostenere storie di amore esemplari e umanissime, aperte a ogni vita, accolta come dono sacro di Dio”.

Se il mondo sceglie di ignorare i gravi attentati alla vita umana, qualcuno dovrà continuare a proclamare la verità, perché “la verità vi farà liberi”.

 

2016 – La misericordia fa fiorire la vita

Riflessione.

Ci siamo appena lasciati alle spalle una oceanica manifestazione per difendere la famiglia e già ci prepariamo, domenica prossima, a ricordare un altro pilastro fondamentale della nostra società: il rispetto di ogni vita umana.

Come ogni anno, dal 1979 a questa parte (successivamente all’entrata in vigore della legge sull’aborto), la Chiesa italiana celebra la Giornata per la vita per riflettere sui molteplici attentati alla vita umana, dal concepimento alla morte naturale, ma soprattutto per farsi promotrice di un’inversione di tendenza. E’ significativo il titolo scelto dal Consiglio Permanente della CEI: “La misericordia fa fiorire la vita”.

Qualcuno potrebbe chiedersi se dopo 38 anni tutto ciò abbia ancora senso. Per rispondere, ci viene provvidenzialmente in soccorso il “Giorno dalla Memoria”, che è fissato al 27 gennaio, quasi in concomitanza con la Giornata per la Vita. Se tutto il mondo ritiene importante continuare a ricordare quei 6 milioni di ebrei sterminati, in un orizzonte temporale ormai chiuso, quanto più sarà importante ricordare i 50 milioni di bambini soppressi annualmente prima della nascita a livello mondiale (100.000 in Italia, per fermarci alle statistiche ufficiali), ancora oggi?

Ciononostante, è facile girarsi dall’altra parte; certamente è più facile che guardare le immagini agghiaccianti del corpo di Aylan, il bambino siriano annegato a soli 3 anni, che ha scosso l’Europa e il mondo intero. Il bambino non ancora nato non ha un volto (o meglio, ce l’ha ma non lo si vede), non ha un nome; è proprio, come lo definiva Madre Teresa di Calcutta, “il più povero tra i poveri”, trattato talvolta come rifiuto e talaltra come oggetto del desiderio.

Rifiuto nel senso proprio del termine, in quanto i bambini abortiti sono ordinariamente “smaltiti” come rifiuti speciali ospedalieri, ad eccezione di quei pochi casi in cui, come fanno i volontari dell’Associazione Difendere la vita con Maria, possono almeno avere la dignità di un funerale e un posto al cimitero in cui essere pianti.

Oggetti del desiderio, quando si vogliono far prevalere le aspirazioni degli adulti sui diritti del bambino. E’ il caso, per tornare ad uno dei temi affrontati nel Family Day, delle coppie (omosessuali o non) che non esitano a ricorrere alla maternità surrogata (all’estero, perché vietata in Italia). Poco importa della particolarissima situazione simbiotica che si instaura tra la mamma e il bambino durante i 9 mesi di gravidanza e del fatto che il figlio “surrogato” sarà strappato via dalla madre appena dopo la nascita per essere consegnato a due sconosciuti.

Nell’anno del Giubileo della Misericordia, non bisogna rischiare malintesi sul significato di misericordia. “Misericordia significa aiutare la nostra società a guarire da tutti gli attentati alla vita” ci dicono i vescovi nel messaggio.

Misericordia è non stancarsi di affermare che non può sussistere un diritto alla soppressione di un altro essere umano, ancorché innocente e indifeso come il bambino non ancora nato.

Misericordia è far capire, con tutta la delicatezza del caso, che un bambino ha diritto a vivere con suo padre e sua madre e che la complementarietà uomo-donna è insostituibile per una crescita equilibrata.

L’uomo moderno, sempre più incapace di riconoscere la luce divina nel vivere quotidiano, finisce per confondere il diritto con il delitto (San Giovanni Paolo II in E.V. 4 ), continuando ad allungare l’elenco impressionante di attentati alla vita, messo a fuoco dalla CEI, con il coraggio della verità: “È attentato alla vita la piaga dell’aborto. È attentato alla vita lasciar morire i nostri fratelli sui barconi nel canale di Sicilia. È attentato alla vita la morte sul lavoro perché non si rispettano le minime condizioni di sicurezza. È attentato alla vita la morte per denutrizione. È attentato alla vita il terrorismo, la guerra, la violenza; ma anche l’eutanasia”.

Già, l’eutanasia. Dopo anni di dibattiti, disegni di legge, sentenze “creative”, eccetera eccetera, a breve si riproporrà la questione in Parlamento, dove sarà discusso un nuovo disegno di legge, il cui titolo ha almeno il pregio essere inequivocabile: “Norme per la legalizzazione dell’eutanasia”.

Misericordia sarà ricordare che anziani e malati non possono essere eliminati, perché non esiste una vita che non abbia più senso di essere vissuta.

Sono queste le opere di misericordia che ci attendono: “amare la vita è sempre prendersi cura dell’altro, volere il suo bene, coltivare e rispettare la sua dignità trascendente”.

 

2015 – Solidali per la vita

Riflessione.

Anno nuovo, problemi nuovi. La nuova emergenza a cui la società ci chiama a rispondere sembra essere l’omofobia. Infatti, nel mainstream dell’informazione e della cultura dominanti, non c’è articolo, non c’è film, non c’è trasmissione culturale, nei quali non venga riproposto il tema dell’omofobia.

Peccato che i fatti smentiscano categoricamente questa presunta emergenza: reati come pestaggi, discriminazioni ed offese a persone omosessuali hanno un’incidenza estremamente bassa (1 caso all’anno ogni 2 milioni di abitanti). La conferma arriva anche da uno studio pubblicato nel 2013 dal Pew Research Center di Washington, uno dei più autorevoli istituti americani d’indagine demoscopica, secondo cui l’Italia è fra le prime 10 nazioni al mondo più tolleranti verso gli omosessuali.

In realtà un problema nuovo c’è veramente: proprio questa inesistente emergenza omofobia nasconde la volontà di promuovere le istanze della teoria di genere, che mira a scardinare la famiglia naturale formata da un uomo e una donna, cancellando la differenza ontologica tra uomo e donna.

Si dirà: ma cosa centra la teoria di genere con la difesa della vita?

La risposta è abbastanza semplice: la famiglia, oltre a rappresentare il mattoncino basilare della società, costituisce la culla della vita. Minare la famiglia significa porre le premesse per assestare il colpo di grazia alla vita umana.

Se si delineano all’orizzonte nuovi problemi, non significa che quelli vecchi siano superati; semmai sono solo rimasti dimenticati. Chi certamente non li dimentica ed anzi li ripropone alla nostra attenzione è la Conferenza Episcopale Italiana. Nel messaggio per la 37a Giornata nazionale per la vita, i Vescovi annotano che “Quando una famiglia si apre ad accogliere una nuova creatura, in quella casa risplende un bagliore nuovo non solo per la famiglia, ma per l’intera società. Il preoccupante declino demografico che stiamo vivendo è segno che soffriamo l’eclissi di questa luce.”

Il Consiglio Permanente non si ferma a registrare la realtà ma individua lucidamente le cause che l’hanno prodotta: ”Il triste fenomeno dell’aborto è una delle cause di questa situazione, impedendo ogni anno a oltre centomila esseri umani di vedere la luce e di portare un prezioso contributo all’Italia. Non va, inoltre, dimenticato che la stessa prassi della fecondazione artificiale, mentre persegue il diritto del figlio ad ogni costo, comporta nella sua metodica una notevole dispersione di ovuli fecondati, cioè di esseri umani, che non nasceranno mai.”

Se a seguito dei recenti tragici fatti terroristici, ovunque si sono registrate manifestazioni di solidarietà, con lo slogan (per certi versi discutibile) “Je suis Charlie”, quanto più dovremmo dire quotidianamente “Io sono embrione”, “Io sono feto”, “Io sono un bambino non ancora nato”, dal momento che ogni anno il sacrificio di giovanissimi esseri umani raggiunge le proporzioni di un’ecatombe. Forse qualcosa ci autorizza a pensare che i nascituri siano meno esseri umani di quelli già nati? La scienza certamente no! Ed Anche Papa Francesco, nel poco noto discorso tenuto lo scorso 15 novembre, in occasione dell’udienza all’Associazione Medici Cattolici Italiani ha detto che «non esiste una vita umana più sacra di un’altra, come non c’è una vita umana qualitativamente più significativa di un’altra. Il pensiero dominante propone a volte una “falsa compassione”: quella che ritiene un aiuto alla donna favorire l’aborto, un atto di dignità procurare l’eutanasia, una conquista scientifica “produrre” un figlio considerato come un diritto invece di accoglierlo come dono».

In Italia, nel 2013, gli aborti sono stati 102.644, ovvero 1 ogni 5 minuti. A questi innocenti vanno aggiunti altri centomila embrioni morti a causa della fecondazione artificiale extracorporea e tutti quelli distrutti dalla pillola del giorno dopo e dei 5 giorni dopo, impropriamente detta “contraccezione d’emergenza”.

Se da una lato si chiudono entrambi gli occhi sul disastro prodotto dal desiderio di controllo della fertilità ad ogni costo, dall’altro si deve registrare la scarsa sensibilità verso i bambini già nati e in stato di abbandono. Quanti bambini aspettano invano di incontrare l’amore di due genitori, mediante l’adozione e l’affido? Anche verso di essi, i Vescovi italiani ci esortano “ad aprire il cuore, affinché il desiderio di avere un figlio non si trasformi in pretesa” e ci chiedono altresì uno sforzo di fantasia, con nuove forme di solidarietà e generosità: “la solidarietà verso la vita può aprirsi anche a forme nuove e creative di generosità, come una famiglia che adotta una famiglia. Possono nascere percorsi di prossimità nei quali una mamma che aspetta un bambino può trovare una famiglia, o un gruppo di famiglie, che si fanno carico di lei e del nascituro, evitando così il rischio dell’aborto al quale, anche suo malgrado, è orientata.“.

Un esempio concreto, nato in Piemonte, è l’iniziativa Zainetto per la vita, che consente ad un donatore anonimo di sostenere una gravidanza a rischio di aborto per cause economiche, con un contributo mensile di 200 € per 12 mesi (per informazioni zainettoperlavita@gmail.com oppure 331.3824160).

Evocare i drammi dell’aborto e di tutti gli altri attentati alla vita umana innocente non vuole essere uno sterile esercizio di catastrofismo. Vuole invece incoraggiare a prendere finalmente in mano la nostra vita e la nostra società, senza restare a guardare, ma diventando artefici di un mondo nuovo, un mondo dove Misericordia e verità s’incontreranno, giustizia e pace si baceranno (Sal 85,11).

Papa San Giovanni Paolo II, nell’Evangelium Vitae (di cui proprio quest’anno ricorre il ventennale), non esita a dire che la svolta culturale auspicata esige da tutti il coraggio di assumere un nuovo stile di vita, che esprima nelle proprie scelte concrete il primato dell’essere sull’avere, della persona sulle cose. “Nella mobilitazione per una nuova cultura della vita nessuno si deve sentire escluso: tutti hanno un ruolo importante da svolgere.” (E.V. 98.)

In poche parole: non possiamo può permetterci di indossare le vesti dello spettatore.

Se qualcuno dovesse spaventarsi, avendo la sensazione di impersonare Davide contro Golia, si senta rassicurato: siamo veramente un minuscolo Davide contro un gigante Golia, ma dobbiamo confidare nella forza di Dio, con la certezza che Golia cadrà nuovamente a terra sconfitto.

 

2014 – Generare fututo

Riflessione.

Generare futuro. E’ il titolo che la CEI ha voluto dare al messaggio per la 36a Giornata Nazionale per la vita.

Un titolo molto semplice, ma efficace per richiamare l’attenzione sulla necessità di rispettare ogni essere umano che si affaccia alla vita.

La grave crisi economica sembra pregiudicare il futuro della società. In realtà il nostro futuro è messo maggiormente a rischio da una crisi morale e antropologica, che prima ancora, in questi 36 anni dall’entrata in vigore della legge sull’aborto, ha già negato il futuro a più di 5 milioni di esseri umani (dati del Ministero della salute).

Mai più di oggi è evidente come la sorte della nostra società sia legata a filo doppio al futuro dei suoi giovanissimi figli non ancora nati. Negare loro la vita significa negare non solo il loro futuro ma anche quello dell’intera società. Possiamo facilmente ritrovare questo concetto nel messaggio dei Vescovi: «Il figlio si protende verso il domani fin dal grembo materno, accompagnato dalla scelta provvida e consapevole di un uomo e di una donna che si fanno collaboratori del Creatore. La nascita spalanca l’orizzonte verso passi ulteriori che disegneranno il suo futuro, quello dei suoi genitori e della società che lo circonda, nella quale egli è chiamato ad offrire un contributo originale

Come Cristiani non possiamo restare tiepidi o indifferenti di fronte al male, ancor più se mascherato da progresso. Quando si accetta passivamente che il più forte possa sopprimere il più debole, pian piano questa realtà finisce per estendersi a macchia d’olio in tutte le direzioni.

Solo per fare un esempio, anche se in Italia l’eutanasia non è ancora legale,  in paesi come l’Olanda, dove è già legalizzata da anni, abbiamo assistito all’estensione della norma ai bambini e a breve anche in Belgio si potrà praticare legalmente l’eutanasia sui bambini, senza limiti di età.

Il vero progresso della nostra società potrà aver luogo solo con una vera e propria alleanza per la vita.

Infatti « il ricorso all’aborto priva ogni anno il nostro Paese anche dell’apporto prezioso di tanti nuovi uomini e donne. Se lamentiamo l’emorragia di energie positive che vive il nostro Paese con l’emigrazione forzata di persone, dobbiamo ancor più deplorare il mancato contributo di coloro ai quali è stato impedito di nascere. »

Anche Papa Francesco ha recentemente parlato del problema dell’aborto. Lo scorso 13 gennaio, nel tradizionale discorso annuale al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, il Papa è tornato ad affrontare il tema a lui caro della cosiddetta “cultura dello scarto”: «Purtroppo, oggetto di scarto non sono solo il cibo o i beni superflui, ma spesso gli stessi esseri umani, che vengono “scartati” come fossero “cose non necessarie”. Ad esempio, desta orrore il solo pensiero che vi siano bambini che non potranno mai vedere la luce, vittime dell’aborto».

Dobbiamo riconoscere che al giorno d’oggi non è facile proteggere la vita umana dal concepimento, difendere la famiglia fondata sul matrimonio di un uomo e una donna, combattere l’eutanasia, preservare il diritto all’educazione dei figli.

L’ultimo rapporto del Center for the Study of Global Christianity stima che nel 2014, ogni 5 minuti e 20 secondi un cristiano verrà ucciso a causa della sua fede.

Ebbene, forse a noi canavesani non è ancora chiesto un tale sacrificio, ma di sicuro essere testimoni credibili del Vangelo, ci potrà costare impopolarità, pregiudizi e svantaggi in ambito professionale, quando non vera e propria ostilità.

Ci consoli la speranza che il Regno dei cieli sia anche destinato a noi, se continueremo ad avere fame e sete di giustizia.

 

2013 – Generare la vita vince la crisi

Riflessione.

La vita vince, anche sulla crisi. È con quest’affermazione, un vero leitmotiv per noi, del Centro aiuto alla vita e del Movimento per la vita di Chivasso, che vogliamo raccontare la trentacinquesima giornata nazionale per la vita. Come ogni anno il Consiglio Episcopale, partendo dalle difficoltà della Nazione durante l’anno trascorso, orienta la Giornata per la Vita, sensibilizzando tutti noi affinchè si possa davvero cooperare alla tutela della vita nascente. L’anno scorso il Consiglio Episcopale mise in luce i problemi dei giovani e delle giovani coppie, nella loro educazione alla vita e nella conseguente apertura alla vita. L’anno 2012, ormai alle spalle, invece, ha portato, il Consiglio, a riflettere sulle condizioni economiche italiane e sui tassi di natalità, davvero preoccupanti.

Nell’attesa di poter consultare programmi politici, anche nell’imminenza delle elezioni, che tutelino la vita, in tutte le sue forme, dal concepimento alla morte naturale, che favoriscano la formazione di nuovi nuclei famigliari, possiamo trovare una parola di incoraggiamento e di forza, a proseguire in questa direzione, in uno stralcio del discorso del 2010 tenuto all’Assemblea Generale della CEI di Papa Benedetto XVI “[…]Abbiamo bisogno di riconfermare il valore fondamentale della vita, di riscoprire e tutelare le primarie relazioni tra le persone, in particolare quelle familiari, che hanno nella dinamica del dono il loro carattere peculiare e insostituibile per la crescita della persona e lo sviluppo della società […]”.

La tutela della vita, principio non negoziabile, è garanzia di una società civile e rispettosa di tutti, soprattutto di chi non può parlare, come il bambino che deve nascere; chiamiamolo pure embrione e feto, ma quell’essere umano c’è, anche se è nascosto nel seno materno, e la scienza oggi ci permette di sentire il battito del suo cuore fin dalle prime settimane di vita, svelandoci il suo prodigioso sviluppo.

Oggi però è necessario ricondurre gli occhi distratti e i cuori ingannati dalla mentalità utilitarista dominante a scorgere la natura umana e l’impronta divina che ciascun bambino non ancora nato porta con sé.

È in quest’ottica di accoglienza e dono della vita nascente che, l’Italia, costituita da ognuno di noi, potrà davvero rinnovarsi e rialzarsi, credendo che la vita vince, sempre, tutte le difficoltà umane, anche la crisi economica. Invitiamo tutti a sostenere e a difendere questo principio universale, la vita umana, partecipando nel concreto alla 35° Giornata per la Vita, che si terrà domenica 3 febbraio 2013 nelle piazze di Chivasso (con le frazioni Castelrosso, Betlemme e Torassi), Caluso (con Arè, Rodallo, Vallo e Carolina), Mazzè (con Barengo e Tonengo), Montanaro, Rondissone,  Torrazza Piemonte, Casabianca, Verolengo (con Borgo Revel), Brandizzo, Castagneto Po, Casalborgone e San Sebastiano, attraverso la sensibilizzazione alla vita e al suo rispetto e con un piccolo contributo a offerta libera, in cambio di un fiore.

 

2011 – Educare alla pienezza della vita

Riflessione.

“Educare alla pienezza della vita”. E’ il titolo del messaggio con il quale il Consiglio Permanente della CEI invita a riflettere in occasione della XXXIII Giornata per la vita.

Giustamente, i Vescovi ritengono urgente mettere al centro dell’attenzione l’educazione al rispetto di ogni vita umana, dal concepimento al suo termine naturale. E’ l’unico sistema per far fronte all’inquietante deriva culturale che conduce all’assuefazione verso pratiche come la contraccezione abortiva, la fecondazione artificiale, l’aborto e da ultima l’eutanasia, che offendono la vita umana nella fase più fragile: «Tutto pare ormai normale e lascia intravedere un’umanità sorda al grido di chi non può difendersi.»

Il momento è tanto propizio quanto più si pensa alla discussione di questi anni che ruota attorno al tema del cosiddetto «fine vita», caratterizzata dalla consueta strategia messa in atto dalla “cultura della morte” basata sull’astuzia e sulla menzogna; la cruda verità viene nascosta dietro espressioni volutamente neutre: interruzione volontaria di gravidanza (IVG) per celare l’aborto, procreazione medicalmente assistita (PMA) per nascondere la fecondazione artificiale ed ora dichiarazioni anticipate di trattamento (DAT), lasciando intendere che nulla abbiano a che fare con il testamento biologico e l’eutanasia.

Il progetto di legge approvato dal Senato della Repubblica e attualmente in discussione alla Camera dei Deputati è stato oggetto di una attenta, minuziosa e approfondita valutazione da parte del Comitato Verità e Vita, le cui considerazioni sono contenute nel “Manifesto-appello Contro la legge sul testamento biologico e contro ogni eutanasia” e qui riportate in estrema sintesi (per leggerlo integralmente www.comitatoveritaevita.it).

La legge sul “fine vita” è un successo per coloro che in questi anni si sono impegnati nella costruzione di casi mediatici – su tutti la vicenda di Eluana Englaro, fatta morire di fame e di sete – allo scopo di “costringere” il Parlamento a legiferare in una materia già ampiamente presidiata dall’ordinamento giuridico, mediante il principio costituzionale di indisponibilità del diritto alla vita.

Il testo proclama di “riconoscere e tutelare la vita umana quale diritto inviolabile e indisponibile” (articolo 1 comma 1 lettera a), ma vi è in questo un’inquietante analogia con la legge 194, che affermava di “tutelare la vita dal suo inizio”, e poi rendeva lecito l’aborto a richiesta.

Il progetto di legge svuota dall’interno le leggi penali che vietano l’omicidio, l’omicidio del consenziente e l’istigazione al suicidio, che da sempre difendono il diritto alla vita: permette a rappresentanti legali di minori, incapaci o soggetti in stato di incoscienza di impedire terapie, se ritenute inutili o superflue; induce persone giovani e in buona salute a rifiutare, senza alcuna consapevolezza, con una firma in calce a un modulo, cure e terapie che potrebbero essere necessarie in un futuro lontano e incerto; spinge gli anziani e i malati a firmare la dichiarazione per non sentirsi un peso sugli altri; tiene distanti e lega le mani ai medici coscienziosi, imponendo il preventivo consenso scritto per ogni trattamento sanitario e vietando cure “sproporzionate” per una indeterminata categoria di soggetti “in fine vita”, con il divieto di accanimento terapeutico trasformato in uno strumento di contenimento dei costi sanitari.

Se sarà approvata, anche questa “legge ingiusta”, oltre a consentire l’uccisione di tante persone in condizione di debolezza, agirà nella coscienza sociale portando ad accettare soluzioni che dovrebbero essere aborrite; ancora più grave sarà l’effetto sui cattolici, costretti di nuovo a cercare le “parti buone” della legge e indotti a ritenere che le Dichiarazioni anticipate siano un bene, in quanto contenute in una legge sostenuta da una certa parte dello stesso mondo cattolico.

Un autorevole monito ci viene dalle parole del Santo Padre Benedetto XVI, nel discorso il del 28 ottobre 2010 ai Vescovi della Conferenza Episcopale del Brasile: «Quando i progetti politici contemplano, in modo aperto o velato, la decriminalizzazione dell’aborto o dell’eutanasia, l’ideale democratico – che è solo veramente tale quando riconosce e tutela la dignità di ogni persona umana – è tradito nei suoi fondamenti (cfr. Evangelium vitae, n. 74). Pertanto, cari Fratelli nell’episcopato, nel difendere la vita “non dobbiamo temere l’ostilità e l’impopolarità, rifiutando ogni compromesso ed ambiguità, che ci conformerebbero alla mentalità di questo mondo” (Ibidem, n. 82).»